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DOMENICO AICARDI - CENNI BIOGRAFICI
«Lavorare, vivere tra le rose, è uno dei passatempi più piacevoli,
ottenere delle nuove varietà non solo è il più grande
dei godimenti, ma anche una dolce ambizione».
Domenico Aicardi definiva così il suo lavoro e la sua vita. In realtà quella
dolce ambizione lo portò a divenire il più grande rosaista
italiano.
Nacque il 16 marzo 1878 e si dedicò, inizialmente, alla produzione
e al miglioramento dei garofani. Con grande passione e metodo, appoggiato
dal padre, medico, e dal fratello, che collaborerà con lui negli anni,
studia la genetica vegetale e ne applica i principi. Infatti scrive, nel
1928, un importante trattato sulla rifiorenza dei garofani; poi, ancora,
studia, esegue esperimenti, e viaggia. Si reca alle Floralies di Gand, dove
studia e osserva i progressi degli olandesi nella produzione per il commercio
del fiore reciso.
Aicardi intuisce che il miglioramento della produzione vegetale costituisce
un problema di importanza primaria e che la sua soluzione trova la base nello
studio del patrimonio ereditario, e prosegue approfondendo le discipline
applicative come l’Allevamento Vegetale (miglioramento genetico delle
piante).
Pur non trascurando il mendelismo classico, egli dedicherà una parte
notevole del suo impegno alla genetica dei caratteri quantitativi, (e anche
alla genetica delle popolazioni).
I caratteri dei rosai sui quali Aicardi si trova ad operare sono spesso determinati
da molti geni, nonché influenzati fortemente dall’ambiente,
(caratteri quantitativi o poligenici o metrici o a variabilità continua).
Egli capisce che questi caratteri non possono essere studiati seguendo esclusivamente
gli schemi mendeliani classici perché le informazioni a essi relative
sono tratte da entità statistiche, (medie, varianze, covarianze),
le sole calcolabili con dati distribuiti in modo continuo. Queste entità sono
le stime dei parametri che caratterizzano il complesso genotipo-ambiente
e forniscono indicazioni molto utili per la scelta delle vie da seguire nel
lavoro pratico del miglioramento genetico vegetale. Aicardi indirizza le
sue popolazioni sperimentali in un determinato senso e per un determinato
scopo, man mano che si susseguono le generazioni di propagazione sessuale.
Con questo suo lavoro, la genetica delle popolazioni, che fornisce le informazioni
necessarie per realizzare quel particolare tipo di «evoluzione guidata»,
che è poi il miglioramento genetico, acquista una importanza fondamentale.
Dunque Aicardi non interrompe mai l’attività di ricerca, studio
e sperimentazione. A Villa Minerva, la tenuta sulla collina di San Remo,
crea il «terrazzo delle meraviglie»: un luogo forse magico, dove
studiosi, appassionati, allievi, di condizioni e nazionalità diverse,
sono accolti per condividere le conoscenze scientifico-naturalistiche e le
passioni e le nozioni agronomiche e gli entusiasmi legati alla rosa. Con
i visitatori che affluiscono da tutto il mondo, Aicardi ha colloqui aperti,
sinceri, dispensa e acquisisce conoscenze, non tiene per sé i «segreti» delle
sue coltivazioni.
Nel 1952 pubblica il libro Le Rose moderne che in breve diviene un testo
fondamentale, un punto di riferimento unico e senza paragoni.
Nel corso della sua lunga vita, scompare infatti il 12 febbraio 1964, prende
parte attiva alla vita pubblica e riceve le massime onoreficienze italiane.
Eterna Giovinezza, Gloria di Roma, Sig.ra Puricelli, Saturnia, le varietà forse
più conosciute, brevettate negli Stati Uniti, conferiscono al lavoro
di Aicardi caratteristiche uniche di diffusione e conoscenza.
Stefano Marzullo
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